Allen Carr, nel famoso libro "È facile smettere di fumare se sai come farlo", parla di questo momento della rivelazione. Qualche tempo dopo avere smesso di fumare, il novello ex-fumatore dovrebbe sperimentare un momento di grande gioia e liberazione consapevole finalmente di potere passare il resto della propria vita senza più fumare.
Io ho letto questo libro anni fa e subito dopo ho provato a smettere. È stato il mio migliore tentativo: nove mesi. Sono stata davvero stupida a ricominciare, ma ora se ci penso mi rendo conto che non avevo compreso quale era la giusta prospettiva temporale in cui collocare la faccenda (e di questo vorrei parlare in un post a parte). Non ho avuto però alcuna rivelazione, e non ho mai provato particolare gioia al pensiero che avevo smesso di fumare. Ero soddisfatta, quello sì, ma non ricordo di avere mai associato una forte emozione di liberazione e di felicità all'avere smesso.
Poi il tempo è passato. Tornata fumatrice ho riletto altre volte il libro di Carr, però non ha funzionato come la prima volta. Intendo dire che la prima volta che l'ho letto, arrivata alla fine, ero davvero curiosa. Avevo voglia di smettere e di vere cosa succedeva. Con le riletture questo non succedeva più, mi pareva di stare leggendo una lezioncina già saputa e risaputa, senza più grandi significati.
Oggi il libro di Allen Carr sta dentro il mio comodino, e stavolta quando ho smesso non l'ho nemmeno tirato fuori, non fino a oggi per lo meno, quando sono andata a rileggermi la faccenda della rivelazione.
L'ho fatto perché un paio di giorni fa, mentre stavo facendo la fila dal medico, ho proprio provato quella sensazione lì. Stavo leggendo con l'iphone un sito americano dedicato a smettere di fumare. Un sito bello, pieno di articoli molto informativi - magari ci fosse qualcosa di simile in italiano. E insomma a un certo momento mi sono quasi commossa perché ho provato un profondo senso di gioia e di gratitudine al pensiero che non dovevo più fumare, che non avevo più bisogno di soffocarmi per vivere. Cavoli è davvero una cosa meravigliosa: posso vivere ugualmente anche senza infliggermi una piccola dose di veleno quelle 10-15 volte al giorno.
È il rovesciamento perfetto e totale della prospettiva. Tutti i fumatori vivono lo smettere come una privazione. Anche se razionalmente cerchi di convincerti che non è così, e ripeti a te stesso che il fumo era un "falso" piacere, nel profondo di te stesso non ci credi. E per forza cavolo! Hai fumato per decenni e ormai percepisci la sigaretta come un bisogno fondamentale al pari del cibo, dell'acqua e del sesso. Qualcuno potrebbe mai convincerti del fatto che bere un bicchiere di acqua fresca quando sei assetato non sia un piacere? No, appunto. E lo stesso accade con le sigarette. Che fumare sia un dovere indotto dalla dipendenza e non un piacere lo puoi capire sicuramente con la mente, ma questo non significa arrivare a sentirlo davvero nella pancia.
Eppure, anche se solo per qualche breve attimo, qualcosa dentro di me si è mosso nella direzione giusta. Questa idea di liberazione legata al fatto di non dovere fumare non è stata frutto di un ragionamento, ma è stata proprio una spinta interna, una emozione forte e assolutamente autentica.
Certo non penso che questo voglia dire che stavolta mi sono veramente liberata del problema. Non credo nei "click" che risolvono i problemi; ma in quelli che ti fanno fare un passo avanti sì, ci posso anche credere.
Mi sono sentita in quel momento sollevata, grata all'idea che potevo davvero passare il resto della mia vita senza più avvelenarmi. Sono pensieri ed emozioni di cui vorrei fare tesoro. La strada è ancora lunga, sono solo agli inizi, e queste cose buone vorrei poterle mettere nello zaino e tirarle fuori quando ce ne sarà bisogno.
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