Sono convinta che quando si smette di fumare bisogna tenersi alla larga dalle frustrazioni. Intendiamoci: so bene che la vita adulta comporta una serie di doveri e responsabilità dai quali non si può sfuggire, e che doveri e responsabilità talvolta comportano un carico di fustrazione. Pertanto non credo che si possa evitare del tutto di sentirsi stanchi, scontenti, frustrati, delusi. Penso però che si possa quanto meno provare a trattare se stessi con qualche attenzione in più, e che sia sbagliato cedere troppo presto il passo alla solita routine, o peggio ancora alzare il livello delle aspettative e pretendere sempre di più da se stessi.
Quando si è convalescenti la cosa migliore da fare è riposare e assecondare il proprio corpo e i propri bisogni, e smettere di fumare è un po’ come guarire da una lunga malattia.
Durante questo fine settimana festivo avevo programmato una mezza giornata alle terme. Mi piace stare a mollo nell’acqua tiepida. Mi piace che il tempo passi lentamente, senza nulla da fare che non siano dieci minuti di cyclette, o sfogliare le pagine di un buon libro.
Tutto questo avrebbe dovuto essere il mio premio per la prima settimana senza sigarette. Relax e benessere à gogo, tanto per ribadire che la scelta è quella giusta e che indietro non si torna. Poi però c’è stato un contrattempo, la gita è stata rimandata, e non sono stata abbastanza determinata da sostituirla con qualcosa d’altro. Ho rinunciato a gratificarmi: e in compenso cosa ho fatto? Le pulizie di casa.
Morale: alla fine della giornata ero stanca, nervosa, seccata con me stessa perché più mi davo da fare a pulire e sistemare più mi rendevo conto che non sarebbe bastata una settimana a fare tutto (si chiamano manie di perfezionismo e purtroppo ne soffro con una certa frequenza).
La mia voglia di fumare è schizzata alle stelle e più volte mi sono trovata ad ascoltare pensieri negativi che mi spingevano a lasciar perdere. Tipo diavoletto appollaiato sulla spalla che sussurra “fumatela, fumatela, dai cosa vuoi che sia”.
Il diavoletto mi sta facendo compagnia anche oggi, e mi sta così tanto attaccato alla spalla che mi è venuta voglia di guardarlo ben bene in faccia.
Questa voglia di fumare esattamente è voglia di cosa? Fumare comporta aspirare a fondo del fumo caldo e puzzolente, denso di sostanze nocive. Insomma significa soffocarsi un po’. E quindi direi senza ombra di dubbio che no, non è vero che ho voglia di fumare, visto che non ho alcuna voglia di soffocarmi. Allora cos’è che voglio? Nicotina? Forse, ma se volessi solo nicotina perché non andare in farmacia a prendere le gomme?
Quello che veramente voglio e di cui sento la mancanza è quella sensazione di immediato piacere e gratificazione che ogni fumatore prova quando si fa la sua brava sigarettina. Una sensazione che ha basi fisiologiche e basi psicologiche; che ha a che vedere con la sollecitazione di alcune aree del cervello (quelle della gratificazione e del piacere), e con l’abitudine – acquisita in anni e anni – ad associare il gesto del fumare al piacere, al benessere, alla gratificazione.
Decomposta in questo modo la mia voglia di fumare assume un aspetto un po’ diverso. Non ho voglia di una sigaretta perché non ho voglia di soffocarmi né di avvelenarmi (ritengo di non averla mai avuta, anche se ho fumato per anni). Mi manca però il resto. Ma qualcosa posso fare in merito: rieducare il mio senso del piacere e della gratificazione, offrendomi nuovi e diversi stimoli. Bisogna sostituire la vecchia abitudine con altre che siano nuove, salutari, e capaci di generare piacere e benessere (autentico stavolta).
Non credo si possa smettere di fumare per sottrazione, ovvero togliendo le sigarette dalla propria vita e lasciando inalterato il resto. O meglio forse qualcuno lo sa fare così, io di certo no. Quindi farò bene a darmi da fare con la programmazione di nuove e piacevoli abitudini, prima che la frustrazione e il diavoletto abbiano la meglio.
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